Invisibile

In punta di piedi
cerco di attirare
uno sguardo
ottenere
un sorriso.
Grido più forte
la mia voce incontra
una parete, e due, e tre
ed infiniti muri.
La sua inconsistenza
penetra e attraversa
ognuno di voi
ma quei muri, no.
Resterà sempre là,
da sola, a guardare
ad immaginare
come sarebbe stato

essere.

500 anni fa…

Anche questa settimana è passata, lavoro poco e niente, i neuroni stanno lentamente morendo. Per questo, forse, ho sempre mal di testa ultimamente… In questi momenti di internet point di 8 ore, però, a volte riesco a trovare spunto per alcune riflessioni e mi accosto a letture che non ho mai avuto il tempo di fare. Questa volta, voglio riportare l’inizio del Mercante di Venezia di W. Shakespeare e che, come al solito, dipinge su una tela tutti i colori delle mie emozioni… (e scordatevi di copiarmi questa frase, perché mi è venuta al momento e mi piace un casino quindi penso che sarà l’incipit del mio prossimo saggio ^_^ ) Voilà :)

In sooth, I know not why I am so sad:
It wearies me; you say it wearies you;
But how I caught it, found it, or came by it,
What stuff ’tis made of, whereof it is born,
I am to learn;And such a want-wit sadness makes of me,
That I have much ado to know myself.

La ragione per cui son così triste,in verità, non so nemmeno dirla;mi sento come oppresso internamente,ed anche voi mi dite che lo siete;ma da dove mi venga quest’umore,dov’io l’abbia trovato,come ci sia caduto, di che è fatto,da che nasce, lo devo ancora apprendere;m’intorpidisce a tal punto lo spiritoche stento a riconoscere me stesso.

*Pausa sospiro e venerazione*

Ok, mi riprendo un attimo e aggiungo alle parole di William:

O mio Dio.

Mi sento in una connessione intellettuale e psichica con quest’uomo, vissuto 500 anni fa. Dopo 500 anni leggo le sue parole e mi rispecchio; parole che descrivono la mia anima come nemmeno la mia mente, la mia bocca, la mia mano saprebbero fare. I sentimenti sono universali? Forse…Ma non è anche spaventoso che a distanza di 500 anni, le persone provino le stesse sensazioni? La vita cambia, i ritmi pure. Noi cambiamo, la società cambia, la Storia cambia. Siamo così diversi eppure rimaniamo sempre uguali. Sopraffatti da emozioni di cui non sappiamo rintracciare la causa; travolti da onde di pensieri nei quali, spesso, ci è più facile naufragare… ‘E il naufragar mi è dolce in questo mare…’ Odio dovermi sentire così, ma a intervalli regolari succede ed è in quei momenti che esprimo il peggio di me stessa nella vita, ed il meglio sulla pagina. Alla prossima…intanto me ne sto qui immobile, in silenzio, a fissare quella tela bianca ed aspettando di che colore sarà la mia prossima emozione.

Pensiero del giorno

Quando senti il tuo mondo crollare:

- fai un respiro profondo

- conta almeno fino a 100

- concentrati su qualcosa che ti fa stare bene

- metti su un po’ di musica e rilassati

…… OPPURE ESCI IN STRADA E FAI UNA STRAGE. ^_^

Lo splendido mestiere di tradurre…

“Il traduttore è un messaggero e un mediatore: fa comprendere persone così differenti che lasciate sole sarebbero condannate all’incomunicabilità. Vive in bilico su una frontiera e coltiva da sempre la curiosità e la tolleranza perché ha dedicato la sua vita a chi è straniero, diverso, altro da sé”.


(Ilide Carmignani, traduttrice di grandi scrittori spagnoli contemporanei)

Credo che la considerazione di questa traduttrice si commenti da sé, e riesca a concentrare in poche righe il significato di questo meraviglioso mestiere, strada così affascinante e così difficile da intraprendere…

Un blog di scrittura creativa

Che ne pensate di un blog di scrittura creativa? La “mia” scrittura creativa… ovvero: vi propinerò in ogni post qualcosa di mio, spesso personale, ma i commenti che voglio leggere riguarderanno la forma, e non il contenuto. Lo stile, e non la sostanza.  Anche perché se iniziate a commentare quello che scrivo, finirete poi col darmi della pazza :-)

Inizierò con il copiare qui un saggio breve, anzi brevissimo, che scrissi un po’ di mesi fa, partendo da una frase di Theodor Adorno: “Every work of art is an uncommitted crime”   (“Ogni opera d’arte è un crimine liberato”)

Come dire: l’arte è capace di scatenare e liberare tutta la gamma delle emozioni umane, dalle più positive alle più negative. Ma un crimine liberato non costituisce forse un pericolo? Questo suggerirebbe solo la negatività di un’opera d’arte… ma dipende. Un quadro non può farci del male, a meno che non ci cada in testa (vedi i grandi dipinti francesi esposti al Louvre); ma opera d’arte non è solo pittura o scultura. Opera d’arte è una canzone, un balletto, una città, un libro, un paesaggio, il sorriso di un bambino. La vita stessa, è un’opera d’arte. A questo punto le domande sono: cosa intendiamo per arte? Cosa intendiamo per crimine? Secondo me , al di là di tutte le definizioni che sono state date, continuano ad essere date e saranno date dell’arte, questa è qualsiasi cosa ci faccia dimenticare la realtà, anche solo per un secondo. L’arte non è necessariamente finzione, anzi, il più delle volte l’arte come finzione è la negazione di se stessa (leggi: la cosiddetta “arte contemporanea”). Mi contraddirei, allora, quando dico che è opera d’arte il sorriso di un bambino: cosa c’è di più vero ed autentico? Eppure davanti a quel viso d’angelo il tuo mondo, la tua realtà, si fermano per un istante, dimenticando tutto il resto. Oppure trovarsi davanti alla cattedrale di Notre-Dame a Parigi e venire sovrastati dalla sua oscura, inquietante maestosità; o meglio, guardare chi amiamo spalancare bocca ed occhi davanti ad un simile spettacolo, realizzazione del sogno di una vita….Momenti impagabili, per i quali vale la pena di lottare. E il crimine, allora? E’ un’azione che va punita, certo. Ma è anch’esso, in fondo, una rottura con la realtà: un furto, una rapina, uno stupro, un omicidio sono alterazioni della realtà, momenti di “crisi”, di cesura con un andamento lineare degli eventi. Ecco dove, secondo me, questi due piani apparentemente così lontani, si avvicinano; dove l’arte incontra il crimine e lo libera. Non vuol dire, cioè, che un’opera d’arte scateni violenza ma, piuttosto, la sostituisce: “uncommitted”, cioè, anche nell’accezione più letterale di “non commesso”. In poche parole, l’arte salva il mondo liberando tutte le emozioni umane universalmente riconosciute e catturandole, allo stesso tempo, in sé, nelle opere d’arte nelle quali essa si proietta nel mondo.

Il vero crimine sarebbe non amarla.